Django Unchained [Original Motion Picture Soundtrack] Image
Metascore
70

Generally favorable reviews - based on 5 Critics What's this?

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  • Summary: The soundtrack to Quentin Tarantino's homage to spaghetti Westerns includes influences from folk rock, R&B, soul, and hip-hop.
Score distribution:
  1. Positive: 2 out of 5
  2. Negative: 0 out of 5
  1. Jan 15, 2013
    80
    The soundtrack for Django Unchained is typically all-over-the-place: spaghetti-Western themes, Seventies folk rock, raucous acoustic blues, James Brown, Rick Ross.... There are well-chosen originals here, too.
  2. Jan 15, 2013
    70
    It spans decades and styles but it's held together by Tarantino's vision, not unlike the film itself.
  3. Jan 15, 2013
    60
    Not Tarantino's most essential soundtrack, but maybe his most original.
  4. Jan 17, 2013
    60
    As with previous Tarantino soundtracks, this is an enjoyable, carefully constructed set, throwing up more hits than misses--and the occasional gem--but ultimately its songs will be brought to life on the big screen.
  5. Jan 15, 2013
    58
    Django is perhaps the first Tarantino soundtrack that feels, uncharacteristically, a little too nail-on-the-head.
Score distribution:
  1. Positive: 2 out of 2
  2. Mixed: 0 out of 2
  3. Negative: 0 out of 2
  1. Jun 11, 2013
    10
    one of the best sound tracks by Quentin Tarantino one of my favorite directors
    Even if this movie disappointed me a bit He had more than made
    up with this Eclectic and Eccentric OST Expand
  2. Feb 27, 2013
    7
    Le colonne sonore dei film di Tarantino stanno benissimo in piedi da sole e anche quella del tanto sospirato omaggio al western più o meno ‘spaghetti’ non fa differenza, seppure nel complesso non risulti completamente all’altezza delle precedenti (forse perché il film ambientato in un periodo in cui la musica registrata era ancora così di là da venire?). Detto che anche a questo giro la musica inframmezzata da dialoghi estratti dalla pellicola e se ne farebbe volentieri a meno va innanzitutto sottolineato che, per la prima volta, ci sono brani espressamente scritti per l’occasione, ma anche che, aldilà della qualità dei singoli pezzi, non sempre questi si amalgamano alla perfezione con il resto. Il caso più evidente il mix tra 2pac e James Brown di ‘Unchained’, il cui risultato abbastanza insipido: un po’ meglio, anche se di maniera, il John Legend di ‘Who did that to you?’ così che la bandiera del soul tenuta alta soprattutto da Anthony Hamilton che con Elanya Boynton interpreta l’intensa ‘Freedom’. Molto più a tema, fin dal titolo, ‘100 black coffins’ di Rick Ross che innesta hip-hop ed echi morriconiani mentre lascia un po più perplessi ‘Ancora qui’ scritta dal Maestro e cantata da Elisa: una brano semplice solo in apparenza, che però a me ricorda certe colonne sonore di Miyazaki e in cui l’italiano stride con il resto (all’ascolto e ancor di più nella scena in cui usata). Gli altri pezzi sono invece materiale d’epoca, compilato a partire dalla discoteca di casa con la consueta passione e l’immancabile tocco maniacale di utilizzare i vinili con colpi e cigolii vari invece delle versioni digitalizzate. C’è un grande, e ovvio, utilizzo di temi provenienti dagli spaghetti-western a partire dall’epica canzone del ‘Django’ originale, cantata da Rocky Roberts, che si può udire durante i titoli di testa: il suo autore, Luis Bacalov, presente con un secondo pezzo dallo stesso film e un altro da ‘Lo chiamavno King’, mentre Riz Ortolani vede ripescato ‘I giorni dell’ira’. C’è inevitabilmente ancora Morricone, ripreso da ‘Anche gli avvoltoi hanno fame’ (che un western ma non spaghetti, visto che firmato da Siegel e interpretato dalla coppia Eastwood/MacLaine) e, nel sottofinale, con la fascinosa tromba di ‘Un monumento’, tratta dal misconosciuto ‘I crudeli’ di Corbucci. Stempera un po’ la tensione ‘Trinity’, scritta da Franco Micalizzi per il film che ha lanciato la coppia Hill/Spencer condividendone il tono scanzonato, ma al tirar delle somme il brano che più colpisce assieme a ‘Django’ ‘I got a name’, la bella ballata folk-rock di Jim Croce, risalente al 1973, che accompagna la lunga cavalcata invernale dei protagonisti a caccia di taglie (deve essere piaciuta parecchio anche al regista, visto che il disco ‘gratta’ parecchio). Expand